“L’Arcano numero II – Il Silenzio” di Yonah

Una donna seduta su un trono, ammantata di pesanti vesti, recante una tiara in testa ed un libro adagiato sulle ginocchia che tocca delicatamente con le mani. Il blu è sempre un immancabile colore. Questi sono gli elementi mediamente in comune a quasi qualsiasi mazzo di tarocchi che contraddistinguono il secondo arcano: la Papessa. Figura femminile a primo acchito debole per il pallore lattescente e costretta in uno spazio che sembra quasi troppo piccolo per la sua appesantita figura incombente. Circondata dalle due colonne dell’iniziazione (Yakin e Boaz) che simboleggiano l’ingresso al Tempio di Salomone, la Papessa è in realtà, paradossalmente, la più libera di tutte le carte portando il messaggio che la Saggezza quieta vince e supera ogni catena. Ella è chiaramente ricettiva, ma non assorbe gli elementi del mondo conscio, bensì presta orecchio ai sussurri provenienti dal tempio alle sue spalle: i bisbiglii del sacro che le raccontano misteri incredibili che lei puntualmente trascrive nel suo libro di conoscenza. La Papessa è una vera e propria medium tra il mondo razionale/conscio e la dimensione subconscia. Ella rappresenta, in un certo senso, il nostro “grillo parlante”, proprio come Pinocchio aveva il suo, anche noi tutti abbiamo il nostro. Talvolta è irritante e cattedratico come non mai, ma nonostante ciò rappresenta volenti o nolenti una parte imprescindibile di noi stessi. Non solo la Papessa è la nostra “voce interiore”, ma anche la nostra capacità di ascolto. Per ascoltare però la Papessa necessita di silenzio. Se il Mago abbisogna di udire e compiacersi del suono delle sue stesse parole (e dell’eco prodotto da esse durante l’atto di modellazione), la Papessa è muta e tutto tace attorno a lei. Il suo modo di esprimersi si manifesta sotto forma di simboli, sensazioni ed immagini. Austera e spesso dalla posa rigida, ella incarna l’isolamento necessario per studiare ed assimilare: la Papessa è portatrice quindi anche dell’importantissima abilità di riflettere. Più enfasi è data al conoscere in sé piuttosto che al sapere, mettendo in atto la rappresentazione del monaco amanuense che trascrive interi scritti sapienziali non per se stesso ma per amore della conoscenza. La Papessa è quindi, gioco forza, la carta stessa della “filosofia”, ovvero l’amore per il sapere. Se il Mago incarna l’esperienza, la maestria e l’apprendimento, la Papessa è simbolo del momento successivo: il dubbio che porta a riflettere, a ricontrollare, riconsiderare e assimilare quanto già è stato fatto. Freddezza e sterilità spirituali possono essere apportate da una Papessa in cattivo aspetto durante una lettura: la prigionia che trasforma il rigore conoscitivo in pura inflessibilità e castrazione fini a loro stesse.