Julius Evola e il Buddhismo – Sandro Consolato

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Il testo di Sandro Consolato, giovane docente di materie umanistiche, affronta con lucidità il complesso rapporto tra Evolae il buddhismo, sviscerandone i vari aspetti e mettendo, tra l’altro, in luce, il significato “funzionale” di questa dottrina in un’epoca di decadenza e di oscuramento dello spirito. Il suo libro è molto più che un commento de “La dottrina del risveglio” ristampata anch’essa da poco, con un saggio introduttivo del noto indologo Jean Varenne. L’autore, pur condividendo molte tesi del tradizionalista italiano, rifugge da una lettura pedissequa, ripetitiva, e quindi evita ogni appiattimento. Piuttosto riesce a sviluppare un discorso molto ampio, coerente con le posizioni evoliane, ma tale da andare oltre, rendendole più convincenti e argomentate o, talora, anche criticandole: arricchimento e approfondimento forniscono così un utile apporto innovativo.

Consolato affronta, in primo luogo, alcuni temi generali, propedeutici a una corretta lettura del testo di Evola, situando il buddhismo nel contesto storico, sia personale (nel caso della vita di Evola), sia collettivo (con riferimento al periodo in cui ci troviamo). La premessa è data dall’idea di Tradizione, presente, come osserva Consolato, sia in autori antichi (il neopitagorico Numenio d’Apamea), sia in studiosi rinascimentali (Marsilio Ficino, ad esempio, ma, seguendo Nasr, potremmo ricordare anche Agostino Steuco), sia ancora in moderni come Guénon, Coomaraswamy o Eliade. Riguardo a quest’ultimo, vanno, però, evidenziati i limiti della sua, talora evanescente, concezione “dell’unicità delle verità spirituali”, pur riconoscendo il grande valore delle ricerche effettuate dallo studioso romeno. Vorremmo altresì puntualizzare che una concezione universale del sacro era in concreto presente già tra i popoli dell’antichità, tanto che frequentemente venivano poste in analogia le divinità adorate nell’ambito di culture differenti (Romani, Germani, Celti, Greci, Egizi, Persiani, Indù).